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A Madrid la conferenza IAEA sullo sviluppo e le prospettive del decommissioning nel prossimo futuro

Di Ivo TRIPPUTI – Chairman della Sessione sulle Tecnologie del Decommissioning

Iaealog

Si è tenuta a Madrid, dal 23 al 27 maggio 2016, la “International Conference on Advancing the Global Implementation of Decommissioning and Environmental Remediation Programmes”.

La conferenza, sponsorizzata dalla IAEA e cosponsorizzata da OECD/NEA, Commissione Europea e Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, ha visto la partecipazione di 652 esperti provenienti da 62 Paesi (inclusi, ad esempio, Armenia, Bosnia, Camerun, Cuba, Egitto, Ghana, Iraq, ecc.).

Organizzatori

L’evento è stato organizzato a 10 anni dall’analoga conferenza di Atene, che aveva proposto gli indirizzi per lo sviluppo dei progetti IAEA nel settore.

La conferenza è stata innanzi tutto caratterizzata dalla combinazione delle problematiche del decommissioning e di quelle della bonifica dei siti nucleari, complementari ed indispensabili per assicurare il ritorno del territorio alle popolazioni alla fine del ciclo produttivo di un impianto nucleare.

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L’IAEA ha aggiornato lo stato dei reattori nucleari di potenza nel mondo e del decommissioning. Dalla figura seguente si può capire come il decommissioning diventerà sempre di più un’attività essenziale dell’industria nucleare.

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È stato anche ricordato che il decommissioning non riguarda solamente le centrali nucleari di potenza. La tabella seguente indica la dimensione globale del settore, pur non citando gli impianti militari fissi e mobili che, a loro volta, costituiscono un impegno di grandissimo rilievo, pur limitato ad alcune nazioni.

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Gli obiettivi principali della conferenza sono stati quelli di attrarre l’attenzione sull’importanza del decommissioning e delle bonifiche ambientali per gli impianti che costituiscono l’eredità del passato, di identificare le attuali priorità e bisogni e di fornire raccomandazioni sulle strategie, le tecnologie e gli approcci che possano garantire nei prossimi dieci o venti anni la realizzazione, in piena sicurezza ed efficienza, dei relativi progetti.

Le sessioni tematiche che si sono succedute hanno riguardato le politiche e le strategie nazionali, il regime regolatorio e la normativa, i processi decisionali ed il coinvolgimento di tutte le parti portatrici di interesse (stakeholder), gli aspetti tecnici e tecnologici e le loro prospettive di sviluppo, l’ottimizzazione della gestione dei materiali e dei rifiuti radioattivi, le sfide gestionali dei progetti, le esigenze di risorse umane ed, infine, la cooperazione internazionale.

I temi maggiormente dibattuti sono stati quelli del coinvolgimento degli stakeholder nei processi decisionali (non solo comunicazione, ma condivisione di obiettivi e strategie), quello della valutazione dei costi e quello di come assicurare interesse e motivazione dei giovani più brillanti in un settore spesso non percepito come settore di attrazione. Su tutti questi temi non è emersa una posizione chiara e dominante, mentre è risultato evidente che si dovrà lavorare molto su di essi nei prossimi anni. In particolare si sono confermate le incertezze sulle stime dei costi, che dipendono oggettivamente da una serie di fattori ben conosciuti, ma anche spesso da una gestione dei progetti non adeguata alle sfide.

Dal punto di vista prettamente tecnologico, è stato riconosciuto che vi sono ampi margini di miglioramento per le tecnologie sia nel campo dello smantellamento che in quello ambientale e che per problematiche di interesse mondiale sarebbe opportuna una collaborazione altrettanto vasta. Tuttavia i forti interessi commerciali che si presentano in un settore in grossa espansione, mentre quello delle nuove realizzazioni sembra segnare il passo, rendono questa collaborazione più difficile. L’IAEA si impegnerà per garantire questa collaborazione ovunque possibile ed anche per assicurare lo scambio dell’esperienza accumulata nei vari progetti ad uso e vantaggio di tutti.

È stato ricordato che iniziative in tal senso già sono operative, in ambito IAEA ed in ambito NEA (p.e. il Cooperative Program on Decommissioning), ma esse dovranno tuttavia essere ampliate e rafforzate. L’esperienza del programma di bonifica di Fukushima, dove è stato costituito l’IRID (International Research Institute for nuclear Decommissioning),  deve costituire un esempio ed un riferimento per simili iniziative.

Tra le aree tecnologiche di maggiore interesse sono risultate quelle della caratterizzazione radiologica ancora spesso insufficiente e troppo conservativa, dell’uso di attrezzature robotizzate e di robot, dell’uso di droni (specie ovviamente in campo aperto per il monitoraggio di vaste aree) e dell’implementazione, ove necessario, di tecnologie visuali 3D per la progettazione degli interventi e per l’addestramento degli operatori. È stato più volte ricordato che il cross-feeding tra diversi settori tecnologici non nucleari è molto importante per ridurre i tempi ed i costi della ricerca; in molti casi le tecnologie esistono, ma richiedono una “nuclearizzazione” per poter essere utilizzate in campo.

È stato sottolineato come si debbano predisporre anche tecnologie speciali per operare in impianti nucleari che hanno subito incidenti, sempre salvaguardando la sicurezza dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente.

Nel corso della conferenza è emerso anche che l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti radioattivi può essere favorita da una evoluzione ed armonizzazione della normativa internazionale in merito, ad esempio, alla classificazione dei rifiuti stessi e ai relative limiti di rilascio.

A conclusione della conferenza è stato riconosciuto da tutti i partecipanti che il dibattito e la qualità delle presentazioni hanno garantito il successo di questo prestigioso evento, che certamente costituirà un riferimento essenziale nei prossimi anni per indicare la strada da seguire in un campo di grande interesse, anche per garantire la sostenibilità dell’intero settore dell’energia nucleare.

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