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A Roma un reattore sperimentale per la fusione nucleare

L’Enea continua a investire nella ricerca sull’energia atomica: nei laboratori di Frascati, vicino a Roma, sarà realizzato Fast, un reattore sperimentale per studiare la fusione nucleare, con un investimento da 300 milioni di euro. Sviluppato insieme alla Comunità Europea dell’energia atomica (Euratom), il progetto Fast (Fusion Advanced Studies Torus) si propone come il banco di prova per migliorare le tecnologie per la fusione e si inserisce nella più ampia programmazione europea che prevede nel 2020 l’entrata in funzione del reattore dimostrativo Iter, in fase di costruzione a Cadarache (Francia).

«La fusione nucleare è uno dei settori scientifici dove l’Italia ha una leadership manifesta – ha spiegato il responsabile del programma fusione dell’Enea, Aldo Pizzuto – e auspichiamo che si prendano al più presto decisioni sul futuro del programma italiano». Fast è una macchina pensata per studiare e testare i materiali per i futuri impianti per generazione di energia elettrica dalla fusione nucleare e validare alcune teorie sulla fisica dei plasmi e i sistemi di sicurezza. La realizzazione di Fast, ha aggiunto Pizzuto, permetterebbe la riduzione dei tempi e dei costi della realizzazione del reattore sperimentale a fusione Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), oltre a importanti ricadute in ambito industriale. «I costi di Fast – ha spiegato ancora Pizzuto – sono stimati attorno ai 300 milioni, di cui il 40% da contributi europei».

Da un punto di vista tecnico, i gas di idrogeno presenti all’interno dell’anello del reattore saranno tenuti distanti dalle pareti, confinati da potenti magneti, e portati a temperature così elevate da provocare la fusione dei nuclei degli atomi di idrogeno e un grande rilascio di energia, in pratica lo stesso fenomeno che avviene all’interno delle stelle. A differenza dei processi di fissione, dove atomi molto pesanti vengono ‘rotti’, la fusione ha caratteristiche tali da risultare molto sicura, con una bassa produzione di scorie radioattive e soprattutto utilizza l’idrogeno, l’elemento più abbondante dell’Universo.

25 Gennaio 2012

 

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