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AIN al Festival dell’ Energia di Firenze: “L’Italia non si isoli e prosegua sulla via della ricerca. Si renda operativa l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare”.

Nell’ultimo week end di settembre, a Firenze, si è tenuto l’ormai consueto Festival dell’Energia, appuntamento annuale con i massimi esperti di ogni comparto del settore Energy, in quest’edizione particolarmente ricco di testimonianze autorevoli.
Al convegno “Nucleare: cosa succederà dopo Fukushima?”, nella sessione “Il mondo del nucleare” è intervenuto l’Ing. Giuseppe Bolla, Coordinatore della Task Force Osservatorio Fukushima di AIN, assieme, tra gli altri, a Laurent Stricker, Presidente WANO, e Kristine Svinicki, Commissario U.S. Nuclear Regulatory Commission.
L’intervento dell’Ing. Bolla, formulato su un’analisi dello scenario post Fukushima a 360°, si è concentrato su una serie di riflessioni riguardanti in particolare i controlli in corso (stress test) sui reattori esistenti, l’avanzamento tecnologico e le innovazioni che caratterizzano i reattori di terza generazione avanzata.
A seguito della preliminare constatazione del fatto che, successivamente all’incidente di Fukushima, il nucleare nel mondo non si è affatto fermato (fatti salvi pochissimi paesi che hanno deciso di fare a meno dell’atomo), l’Ing. Bolla ha rilevato che tale incidente ha fornito “l’occasione per fare considerazioni sugli impianti attuali e quelli futuri, oltre a valutare la sicurezza di questi”.
Come è stato ricordato durante il convegno, oggi al mondo ci sono 65 reattori in costruzione, e certamente saranno costruiti nuovi impianti soprattutto nei paesi dell’Est asiatico (Cina, Corea e India), anche se con qualche rallentamento rispetto ai programmi originali.
L’Ing. Bolla ha sottolineato che le centrali protagoniste del disastro di Fukushima appartenevano ad una generazione di reattori ormai obsoleta e sorpassata dalla tecnologia della “terza generazione avanzata” di impianti, che nasce a valle degli incidenti di TMI e Chernobyl, e prende le mosse da quelle esperienze, inaugurando una serie di tecnologie in grado di fronteggiare anche eventi di fusione del nocciolo e di esplosione di idrogeno.
Quale ruolo per l’Italia in questo contesto, e alla luce degli esiti del referendum di giugno, che ha fatto accantonare l’ipotesi di una rinascita nucleare nel nostro paese?
Per prima cosa, all’Italia spetta il compito di dimostrare di saper condurre un’efficace e decisa operazione di decommissioning degli impianti esistenti e un’altrettanto pronta gestione dei rifiuti radioattivi, da destinarsi in via definitiva al Deposito Nazionale, che dovrebbe essere al più presto progettato, costruito e reso operativo.
Affinché ciò si realizzi in un quadro operativo-strategico coerente e sistematico, però, è prioritario rendere finalmente operativa l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, altro obiettivo imprescindibile che il nostro paese non può più tardare a darsi.
La formula per un futuro coinvolgimento da protagonista dell’Italia nel mondo del nucleare dovrebbe passare, necessariamente, per la prosecuzione del coinvolgimento dell’industria italiana nella progettazione, costruzione ed esercizio di centrali nucleari all’estero, premurandosi naturalmente di mantenere in vita i rapporti con altre realtà internazionali in questi settori.
Secondo l’Ing. Bolla, dovrebbe inoltre continuare l’attività di ricerca sui reattori di quarta generazione (essendo l’Italia ben posizionata nella tecnologia dei metalli liquidi), nonché il mantenimento delle Facoltà di Ingegneria a indirizzo nucleare.

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