Associazione Italiana Nucleare

Pubblicazioni

Dalla presentazione del libro di Patrick Moore:

“Alla sua nascita quella che sarebbe divenuta Greenpace era solo un gruppetto di giovani idealisti che protestavano contro gli esperimenti nucleari americani in Alaska. L’epoca hippy era al suo apice, così come l’incubo atomico. In capo a dieci anni quel gruppetto avrebbe formato la più grande, radicale e influente associazione ambientalista del mondo, combattendo battaglie contro la caccia alle balene e alle foche, dotandosi di navi e gommoni con cui contrastare le potenti flotte di baleniere di mezzo mondo, come ancora oggi vediamo in tv. Ma a metà degli anni Ottanta l’ideologia prese il sopravvento e le battaglie cambiarono natura.
Questo libro è l’affascinante racconto in prima persona di un ambientalista contro-corrente e anticonformista che, dopo aver partecipato alla fondazione di Greenpeace nel 1971 ed esserne stato uno dei massimi promotori e dirigenti, ne è uscito 15 anni dopo per abbracciare una diversa visione dell’ambientalismo.
Patrick Moore spiega le ragioni del suo dissenso e della sua fuoriuscita dalla famosa organizzazione pacifista. Ma soprattutto affronta tutte le grandi questioni che inquietano la coscienza contemporanea: dall’energia nucleare ai cambiamenti climatici, dagli organismi geneticamente modificati alla biodiversità…. E lo fa proponendo un approccio razionale fondato sulla ricerca scientifica. A emergere dalla sua lucida trattazione, ricca di osservazioni puntuali ed esente da ogni tentazione ideologica, è una visione del mondo senza pregiudizi, che costringe il lettore a mettere in discussione le convinzioni consolidate e ad interrogarsi da una nuova prospettiva sui destini del nostro pianeta. Ma il libro di Moore è anche un atto d’amore verso la natura ed i suoi ‘miracoli’……”

 

PRESUPPOSTI PER IL PROGRAMMA ELETTRONUCLEARE NAZIONALE

Atti AIN 2008
a cura di Ugo Spezia

La giornata di studio AIN 2008, svoltasi a Genova il 24 Novembre 2008, è stata dedicata all’esame dei presupposti che l’AIN ritiene necessario garantire per la corretta impostazione e realizzazione di un programma elettronucleare nazionale. Gli interventi tenuti dai relatori hanno avuto la finalità principale di evidenziare le problematiche aperte e di indicare le corrispondenti possibili soluzioni, alla luce delle risultanze emerse dai lavori del Consiglio scientifico e dei Gruppi di lavoro tecnici dell’Associazione.
Nel corso della giornata sono stati affrontati, in articolare, i seguenti aspetti

  • le necessità di pianificazione del sistema elettrico nazionale;
  • le necessità di riforma del sistema normativo che presiede all’iter di localizzazione e autorizzazione degli impianti nucleari;
  • i modelli di finanziamento dei progetti nucleari;
  • le necessità di potenziamento dell’Autorità di controllo nucleare;
  • le tecnologie mature ed emergenti nel settore elettronucleare;
  • le necessità di rafforzamento della presenza dell’industria nucleare italiana nel mercato internazionale attraverso idonee strategie di partnership;
  • la necessità di favorire la qualificazione del comparto manifatturiero nazionale attraverso idonee iniziative nel campo della normativa tecnica e della certificazione;
  • gli impegni prioritari e l’assetto operativo più funzionale al potenziamento delle attività di ricerca e sviluppo industriale nel settore nucleare;
  • l’adeguamento delle capacità di formazione a livello universitario;
  • la sistemazione definitiva dei materiali e dei rifiuti radioattivi;
  • la necessità di definire e dare attuazione ad una strategia e ad un programma di comunicazione istituzionale come premessa per la gestione del consenso.

 

ITALIA NUCLEARE DALLA PILA DI FERMI AL DISSESTO ENERGETICO

di Ugo Spezia

Le indecisioni che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia hanno fino col penalizzare gravemente l’evoluzione del sistema energetico del Paese fino a portarlo all’attuale situazione di dissesto economico: 60 miliardi di euro è la somma complessiva che nel 2008 l’Italia ha pagato all’estero per ‘importazione di fonti energetiche, mentre le famiglie e le imprese italiane pagano il chilowattora più caro del mondo. I ripensamenti che hanno finito con l’azzerare il sistema nucleare italiano, vanificando ingenti investimenti in tecnologia, know-how, e capitale umano, sono ripercorsi attraverso la cronistoria degli avvenimenti che si sono succeduti dall’immediato dopoguerra ad oggi: l’avvio e lo sviluppo delle iniziative industriali, con la nascita del CISE e la realizzazione delle prime centrali nucleari; la creazione del CNRN e la progressiva dispersione degli obbiettivi della ricerca; la nazionalizzazione dell’industria elettrica e il “caso Ippolito”; le corruttele legate al business del petrolio e i fallimenti della pianificazione energetica; la nascita del movimento antinucleare, la demagogia e l’abdicazione della politica; la cancellazione dei programmi nucleari, il disinteresse e l’abbandono di ogni forma di governo del settore energetico.

Un insieme impressionante di errori dai quali oggi è indispensabile ripartire con consapevolezza per ricostruire su nuove basi l’equilibrio energetico del Paese.

 

L’OPZIONE NUCLEARE IN ITALIA

Atti AIN 2007
a cura di Ugo Spezia

Dopo aver rilevato in più occasioni gli squilibri che la decisione di rinunciare all’energia nucleare ha prodotto nel sistema energetico nazionale, e in particolare nel sistema elettrico, l’AIN dedica la Giornata di Studio del 17.12.2007 alla riapertura dell’opzione nucleare in Italia. Gli atti della Giornata contengono le proposte dell’AIN al Governo e al Parlamento a fronte di una serie di relazioni illustrative del ruolo che l’energia nucleare ha oggi e potrà avere nel futuro nel soddisfacimento dei bisogni di energia elettrica, esaminando le possibili evoluzioni del sistema elettrico italiano, le capacità operative e gestionali esistenti in Italia e le opportunità di inserimento nel contesto delle nuove iniziative in atto a livello internazionale. L’energia nucleare riveste un ruolo fondamentale per soddisfare, in condizioni di sostenibilità economica ed ambientale, il fabbisogno di energia elettrica dei paesi industrializzati. il contributo nucleare alla produzione elettrica è stato nel 2006 del 33% in Europa (dove il nucleare è la prima fonte di produzione), del 24% nei paesi dell’OCSE (l’organizzazione della quale fanno parte i 27 paesi più industrializzati del mondo) e del 16% a livello mondiale. Nel mondo ci sono 439 reattori in funzione (in 32 paesi), 33 reattori in costruzione (in 14 paesi tra cui, in Europa, in Finlandia, Romania, Russia e Slovacchia), 94 reattori in progetto (in 14 paesi, tra cui, in Europa, Francia, Russia, Bulgaria e Ucraina) e 223 reattori in opzione (in 23 paesi). L’Italia è stato il solo paese industriale ad avere chiuso ed avviato allo smantellamento tutti i propri impianti nucleari. Per effetto di quella scelta sconta oggi il costo di produzione dell’energia elettrica più elevato ed il sistema elettrico più inquinante e instabile fra i maggiori paesi industriali. Su questi problemi la classe politica italiana, cui compete l’azione di indirizzo dell’economia del paese, è chiamata a fornire risposte concrete.

 

CHERNOBYL 20 ANNI DOPO IL  DISASTRO

Associazione Galileo 2001
di Ugo Spezia

Anche se i dati scientifici pubblicati dall’UNSCEAR, dal Chernobyl Forum e dall’IARC ne hanno ridimensionato le conseguenze, il disastro di Chernobyl rimane la peggiore catastrofe nella storia delle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare. In questo volume sono descritte, in chiave divulgativa ma scientificamente rigorosa, le caratteristiche del reattore e della centrale, le cause e le drammatiche fasi dell’incidente, le conseguenze sanitarie ed ambientali, le misure di emergenza che portarono all’evacuazione di centinaia di migliaia di persone e all’edificazione del sarcofago che racchiude tuttora, in modo sempre più precario, i resti del reattore distrutto. E’ rievocata anche la percezione che del disastro si è andata affermando in Italia nei vent’anni trascorsi dal 26 aprile 1986, a partire dall’arrivo della nube di Chernobyl, attraverso le misure di emergenza imposte in Italia e il dibattito politico che portò alla conferenza nazionale sull’energia, ai referendum antinucleari e alle successive scelte di politica energetica.    

 

IL PARADOSSO DEL NUCLEARE IN ITALIA

Associazione Galileo 2001
di Franco Battaglia e Angela Rosati

Il consenso dell’opinione pubblica è divenuto un elemento fondamentale nelle decisioni politiche. Ma cosa succede quando quel consenso è fondato su una limitata conoscenza dei fatti o, peggio, su paure irrazionali nei confronti delle novità offerte dai progressi della scienza e della tecnica? Certe decisioni, dettate dai timori che inducono alla prudenza ma sono privi di fondamento scientifico, possono avere conseguenze drammatiche sulla vita e sulle tasche dei cittadini, come illustrano quelle adottate nel nostro paese nei confronti dei campi elettromagnetici, delle biotecnologie vegetali, della difesa del suolo, dei cambiamenti climatici, dello smaltimento dei rifiuti e, in particolare, dell’energia nucleare.

 

ORIZZONTI DELLE TECNOLOGIE NUCLEARI IN ITALIA

Atti AIN 2004
a cura di Enrico Mainardi e Ugo Spezia

La tradizionale Giornata di Studio dell’AIN, svoltasi a  Roma il 2 settembre 2004 sul tema “Orizzonti delle tecnologie nucleari in Italia”, ha evidenziato come, in seguito al mutamento degli indirizzi di politica energetica seguiti al referendum del 1987, l’Italia sia stato l’unico fra i paesi industriali a chiudere definitivamente i propri impianti nucleari, nonostante il loro elevato standard di sicurezza e la mancanza di alternative valide per la riduzione della dipendenza nazionale dagli idrocarburi. La decisione di azzerare il programma nucleare fu assunta dal Governo italiano a fronte del parere unanimemente contrario espresso da tutte le componenti tecnico scientifiche e industriali nazionali in occasione della Conferenza Nazionale sull’Energia del 1987. Da allora ad oggi il sistema energetico ha subito un’evoluzione inerziale che lo ha portato a dipendere per l’82% dalle fonti di importazione (in prevalenza petrolio, metano ed energia elettrica) con un esborso annuo che nel 2003 ha superato i 30 miliardi di euro. Il costo medio del kWh di produzione nazionale è 1,6 volte quello medio europeo, 2 volte quello francese e 3 volte quello svedese. La cancellazione dei programmi nucleari e la chiusura degli impianti in esercizio ha comportato la vanificazione di un investimento che fu allora valutato dall’ENEL in 120 mila miliardi di lire storiche. La scelta fatta dall’Italia contrasta con quelle di tutti gli altri paesi industriali avanzati. A fronte del disastro prodotto dalle scelte passate è necessario ed urgente riaprire al paese la possibilità di utilizzare l’energia nucleare.

 

L’ATOMO PER LA PACE

di Paolo Fornaciari

Nel secolo che si è appena concluso ci sono stati oltre cinquanta anni di conflitti nell’area mediorientale. Il nuovo millennio si è aperto con l’ennesima guerra determinata anche dalla necessità di controllare le risorse petrolifere dell’area. Solo una politico di forte sviluppo dell’economia mondiale che comprenda un piano Marshall per il Medio Oriente potrà aiutarci a superare i conflitti. Nel 1953, il presidente americano Dwght D. Eisenhower presentò all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il programma ” Atomi per la pace ” che, se fosse stato realizzato, avrebbe probabilmente generato il più lungo periodo di pace della storia. L’utilizzo pacifico della fonte nucleare ci aiuterà a ridurre la dipendenza dal petrolio e ad avere le immense quantità di energia che sono necessarie per la crescita dell’economia mondiale e soprattutto dei paesi in via di sviluppo. L’atomo che nell’immaginario collettivo odierno evoca paura e morte, può diventare un vero strumento di pace.  

 

INTEGRALISMO AMBIENTALE E INFORMAZIONE SCIENTIFICA

Atti AIN 2001
a cura di Ugo Spezia

La radioattività, i cambiamenti climatici, la “mucca pazza”, l’elettrosmog, le biotecnologie, gli organismi geneticamente modificati e “l’orto di Frankenstein”: fantasmi quotidianamente evocati sui mezzi di informazione e sapientemente agitati per aprire nuove aree di potere fondate sul terrorismo psicologico. Fantasmi che, se non esorcizzati, rischiano di uccidere la libertà della scienza e della ricerca e di costare al paese l’uscita dal novero dei paesi industriali avanzati. Iniziative dettate da un approccio integralista e antiscientifico ai problemi ambientali hanno ormai prodotto gravi danni a importanti settori della ricerca e delle attività produttive, senza alcun risvolto positivo per la salvaguardia dell’ambiente e per la salute dell’uomo, al punto di sollevare la pacata ma ferma protesta di un numero crescente di scienziati e ricercatori. La scienza non produce miracoli e non è foriera di catastrofi: nel corretto uso della ricerca scientifica e tecnologica ci sono le risposte ai millenari problemi dell’umanità e anche ai nuovi problemi ambientali. Di questo il sistema politico e il sistema dell’informazione devono prendere serena coscienza e adottare atteggiamenti conseguenti. L’informazione, in particolare, chiave di volta di ogni sistema democratico, è chiamata oggi più che mai a svolgere la propria funzione, ma per farlo con efficacia deve confrontarsi in modo sistematico con le fonti scientifiche invece di inseguire il facile sensazionalismo che attrae si l’attenzione del pubblico, ma stimola e induce comportamenti irrazionali. Con la Giornata di Studio 2001 l’AIN intende fornire il proprio contributo per ricollocare l’informazione nell’alveo della consapevolezza e dell’obbiettività, anche attraverso la creazione di infrastrutture  di supporto e documentazione degli operatori professionali.

 

IL PETROLIO, L’ATOMO E IL METANO ITALIA NUCLEARE 1946-1997

di Paolo Fornaciari

Questo libro racconta le alterne vicende dello sviluppo dell’energia elettronucleare in Italia, a partire dal secondo conflitto mondiale. Dalle speranze e dagli entusiasmi degli anni Cinquanta e Sessanta, quando il nostro paese era terzo nella produzione di energia elettrica da fonte nucleare dietro Stati Uniti e Gran Bretagna, al rallentamento dei programmi negli anni Settanta per le pressioni dei petrolieri e le opposizioni degli ambientalisti, dal rilancio delle attività e dell’impegno con la costruzione della centrale Alto lazio e con il Progetto Unificato Nucleare, agli anni del disimpegno, dopo il grave disastro di Chernobyl. Sono passarti dieci anni dalle infauste decisioni politiche del periodo 1980-1990, che hanno decretato la moratoria di cinque anni per le nuove costruzioni e l’arresto delle centrali nucleari esistenti. L’elevata dipendenza dall’estero , in particolare dagli idrocarburi e il rischio di gravi ripercussioni di non impossibili nuove crisi energetiche, suggeriscono una nuova riflessione sulla politica energetica del nostro paese, soprattutto nel momento del nostro ingresso nella prima fase dell’unione monetaria dell’Unione Europea.

 

ATTUALITA’ DEL NUCLEARE ENERGIA E TECNOLOGIA

Atti AIN 1999
a cura di Ugo Spezia

La rinuncia alla produzione elettronucleare e la chiusura delle centrali e delle installazioni del ciclo del combustibile nucleare non hanno ottenuto in Italia la necessità di mantenere vive ed operanti nel paese le competenze tecnico-scientifiche, professionali ed industriali tuttora esistenti in questo settore, competenze che rappresentano un patrimonio insostituibile faticosamente messo insieme attraverso cinquant’anni di impegno. Nel prossimo futuro il paese dovrà infatti confrontarsi con alcuni importanti vincoli esterni: il trattamento dei rifiuti radioattivi, del combustibile irraggiato, e dei materiali nucleari derivanti dalle attività energetiche dismesse; la disattivazione e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti nucleari realizzati dagli anni Cinquanta ad oggi e definitivamente chiusi per effetto delle decisioni di politica energetica; la realizzazione di un deposito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi; la progressiva perdita di personale qualificato dovuta al naturale invecchiamento dei quadri e al progressivo disimpegno delle strutture industriali e gestionali; il permanere della situazione di pregiudizio dell’opinione pubblica e delle autorità locali per le attività nucleari di tutti i tipi; la necessità di presidiare un settore la cui importanza – oggi e in prospettiva – resta fondamentale negli equilibri energetici del mondo. La necessità di gestire il nucleare pregresso, l’estensivo utilizzo dell’uso delle radiazioni in diversi settori industriali, medico-sanitari e della ricerca, la necessità di garantire la corretta gestione dei rifiuti radioattivi e di affrontare le possibili situazioni di emergenza che potrebbero comunque interessare l’ambito nazionale impongono al “Sistema Italia” di presidiare con cognizione e con decisione questo settore.

 

ENERGIA NUCLEARE UN FUTURO DA SALVARE

Atti AIN 1998
a cura di Ugo Spezia

Con questo volume le Associazioni tecnico-scientifiche e industriali del settore nucleare portano il loro contributo propositivo alla Conferenza Nazionale Energia Ambiente e al sistema politico-istituzionale in favore di una ripresa dell’impegno nazionale nel settore dell’energia nucleare. L’energia nucleare ha fornito nel 1997 il 17 % dell’elettricità prodotta nel mondo, il 25% dei paesi OCSE e il 35% nella media dei paesi dell’Unione Europea. Le più recenti previsioni di sviluppo elaborate elaborate dall’OCSE stimano che in futuro questa quote cresceranno fino a raggiungere quote del 20-25% nell’America del Nord e del 40-60% nella zona europea dell’OCSE e in Giappone. In nessun paese del mondo, a valle del disastro di Chernobyl, la fonte nucleare è stata oggetto di ripensamenti sostanziali:anche dopo quel drammatico evento, dal 1986 ad oggi, la potenza nucleare in funzione nel mondo è aumentata del 40%, passando da 250.000 a 350.000 MWe, e sono attualmente in costruzione nuovi impianti per una potenza aggiuntiva di 33.700 MWe in quindici diversi paesi. A fronte della indiscutibile affermazione dell’energia nucleare in tutti i paesi industriali avanzati, l’Italia si trova in una posizione di evidente singolarità, e per effetto delle decisioni assunte dopo il disastro di Chernobyl- contro le indicazioni della Conferenza Nazionale sull’Energia del 1987 – il paese rischia di perdere le competenze scientifiche, tecnologiche, industriali e gestionali costruite a partire dagli anni Quaranta a prezzo di uno sforzo tecnologico ed economico non ripetibile. Il rinvio di importanti e responsabili scelte di politica energetica ha conseguenze gravi. Il soddisfacimento del fabbisogno energetico italiano continua a dipendere per oltre l’80% dalle importazioni di combustibili fossili e di energia elettrica dall’estero, con un esborso circa di 40 mila miliardi di lire all’anno in valuta pregiata, somma di fatto sottratta ad una proficua politica di investimenti in sede nazionale. Tutto ciò mentre il 18% della domanda nazionale di energia elettrica è tuttora soddisfatto attraverso le importazioni dirette di elettricità nucleare dall’estero. Con ogni evidenza, l’Italia non ha affatto rinunciato all’energia nucleare: l’ha invece resa una nuova fonte di importazione, rinunciando semmai alle sue ricadute scientifiche, industriali, economiche e occupazionali.

 

Informazioni legali - Associazione Italiana Nucleare
Mappa del sito - Feed RSS
popstrap.com