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Deposito e parco tecnologico, ANCI chiede a Passera un incontro.

(Articolo pubblicato su “quotidianoenergia.it“)

Alla fine Passera si ritrova sul tavolo il vecchio ma sempre “verde” (finora irrisolto), dossier nucleare. Che, dopo il referendum di giugno, non parla più di nuovi impianti ma di localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito nazionale e del parco tecnologico per i rifiuti radioattivi in capo a Sogin (oltre, naturalmente, alla chiusura definitiva del passato quasi 25 anni dopo).

Il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, e quello della Consulta Comuni sede di servitu’ nucleari, Fabio Callori, hanno preso carta e penna e hanno inviato una lettera al ministro dello Sviluppo economico per fissare subito un incontro “utile ad entrare nel merito della realizzazione del Deposito nucleare ed approfondire i temi ancora aperti sul territorio rispetto alla dismissione dei vecchi siti”.

“In considerazione delle recenti disposizioni di legge inerenti l’accelerazione delle operazioni di dismissione degli impianti dedicati alla passata generazione della produzione di energia da fonte nucleare (leggi DL liberalizzazioni, ndr)” Delrio e Callori ritengono infatti necessario “salvaguardare le prerogative dei Comuni e delle Amministrazioni locali rispetto all’iter di valutazione degli interventi da realizzare’. Per questo l’Anci si rende disponibile da subito ad un appuntamento “al fine di favorire la valutazione degli interessi delle comunita’ locali, evitando potenziali conflitti che determinerebbero il protrarsi dei tempi di realizzazione degli interventi”.

La situazione in realtà è tuttora complessa. E i tasselli del mosaico sono ancora tanti e fanno fatica a ricomporsi. Lo scorso ottobre, presentando il piano al 2015, l’a.d. di Sogin, Giuseppe Nucci, aveva indicato nell’assenza dell’ “arbitro” (l’ente competente a validare i siti) il principale ostacolo all’avvio dell’iter per il Deposito, indispensabile per mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi del decommissioning e delle attività quotidiane di medicina nucleare, industriali e di ricerca (una produzione da circa 500 mc all’anno tuttora custodita in depositi temporanei). Rischio concreto: arrivare al momento del rientro del materiale spedito e riprocessato in Francia (atteso tra il 2020 e il 2025) senza essere pronti per riceverlo. Di contro, Sogin ha individuato da tempo una cinquantina di possibili localizzazioni che, per ora, naturalmente restano sulla carta soprattutto per non rinfocolare le consuete levate di scudi proprio da parte degli enti locali.

L’azzeramento dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, rimasta a lungo congelata, per mano del DL Salva Italia con la previsione di un transitorio affidato all’Ispra non risolve del tutto i problemi. Intanto, perché la Ue ci chiede completa indipendenza delle funzioni in materia (e Ispra è vigilata dall’Ambiente) e poi perché la confusione e i ritardi accumulati condizionano già, di fatto, l’agenda inizialmente prevista dal D.Lgs siti nucleari spoliato della parte “cassata” dal voto referendario.

Agenda che parlava di provvedimenti da assumere fin dallo scorso autunno per definire lo “schema dei parametri sui criteri tecnici”, che serviranno per localizzare parco e deposito. Processo che era destinato a protrarsi fino alla fine di quest’anno quando Sogin avrebbe dovuto essere messa in grado di proporre la nuova Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il deposito. Traguardo da completare, naturalmente, subito dopo con la scelta del sito.

Peraltro, il DL Liberalizzazioni ha appena sciolto un altro interrogativo chiarendo che la componente tariffaria che finanzia le attività per la realizzazione del deposito è la componente A2 stabilendo altresì che le disponibilità a questa collegate sono impiegate non solo per il deposito ma anche per le strutture di supporto funzionali allo smantellamento dei siti nucleari dismessi. Lasciando tuttavia qualche dubbio sul fatto che per tale via venga finanziato anche il parco tecnologico.

Nei giorni scorsi, intanto, il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta, in audizione in commissione Ecomafie, ha dichiarato di essere in attesa di “indicazioni dal Governo” ricordando subito dopo che, entro agosto 2013, il nostro Paese dovrà comunque aver preso una decisione in funzione dell’obbligo di recepimento della direttiva Ue.

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