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Il nucleare, un futuro appassionante per i giovani

Di Raffaella Di Sipio e Antonio Soriero

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Dedico da molti anni tempo e impegno all’Associazione Italiana Nucleare, così come il nostro presidente e il nostro direttivo.

Grazie al suo prezioso supporto (anche questo di lunga data in Associazione), con Antonio Soriero ci stiamo occupando di focalizzare l’attenzione sulle giovani generazioni del mondo dell’industria nucleare.

A tale proposito, io e Antonio siamo rimasti colpiti da questo interessante articolo -“Young People with Passion: That is the Future of Nuclear Power”- pubblicato il 19 ottobre scorso su “The Energy Collective” da Milton Caplan.

Si tratta di una riflessione che non si concentra sull’arida diatriba tra favorevoli e contrari al nucleare, sulla sua accettazione da parte del pubblico o sul dibattito, attualissimo, riguardante la necessità che il nucleare sia parte essenziale del futuro mix energetico mondiale.

Si concentra sulle persone, forse la “parte” più affascinante del settore nucleare.

Persone che lavorano con passione, come quelle con cui Caplan ha collaborato per oltre 35 anni.

Per l’autore risulta difficile pensare che sia passato così tanto tempo da quando, insieme ad altri giovani ingegneri, ha iniziato a lavorare sulla sicurezza nucleare.

Nel corso degli anni hanno dovuto fronteggiare molte sfide: l’incidente di Chernobyl, il rallentamento della crescita della domanda di energia nei paesi industrializzati, le problematiche connesse ai costi per la realizzazione di grandi progetti.

Ma una cosa, sottolinea con una emotività coinvolgente Caplan, non è cambiata: la passione per l’industria e per l’idea di un mondo supportato anche da energia nucleare affidabile e pulita.

Le generazioni storiche dei professionisti del nucleare devono avere quindi l’obiettivo di trasferire ai nuovi professionisti non solo le cosidette lessons learnt, ma soprattutto la passione.

È giunto il momento di passare il testimone a una nuova generazione, istruita negli atenei e nei centri di ricerca e formata con passione per la materia: una nuova generazione di ingegneri e scienziati entusiasti e impegnati.

Questo è uno dei compiti su cui vogliamo concentrarci anche noi dell’Associazione Italiana Nucleare.

È difficile che i Millennials ritengano i player del mondo dell’energia e le utility le aziende di punta del futuro; è possibile che guardino con più interesse a Google, Facebook e Uber quando pensano a realtà lavorative e industriali davvero stimolanti e innovative. In molti sognano di creare aziende di questo tipo, partendo magari da una propria startup.

Caplan cita la nuova campagna pubblicitaria di General Electric come esempio di messaggio utile a motivare i giovani.

 

Per cambiare veramente il mondo – quello che i giovani provano a fare da sempre –  non si può prescindere dall’ innovazione in materia di trasporto e di energia.

Nell’industria nucleare sappiamo di dover affrontare il gap generazionale e di dover  supportare la ricerca e la formazione per passare il testimone.

Lo stesso supporto dovrà essere offerto ai professionisti entrati nel mondo nucleare negli ultimi 10 anni o meno. Queste nuove generazioni hanno differenti aspettative di lavoro. Ritengono di poter offrire un contributo significativo in un tempo relativamente breve, sono impazienti e immaginano di cambiare lavoro più volte nel corso della loro carriera. È un dato di fatto, è ormai sempre più raro trascorrere l’intera vita professionale in un’unica azienda.

Ma quanti anni occorrono per imparare e diventare un esperto nel settore nucleare?

Per fare la differenza abbiamo bisogno di esperti che continuino a sviluppare le proprie conoscenze.
I leader del settore, così come la nostra associazione, devono comprendere e affrontare i desideri e le preoccupazioni delle nuove generazioni. Dobbiamo garantire ai giovani un impegno attivo che si manifesti in un loro ruolo strategico nei nuovi progetti e nell’innovazione.

L’industria nucleare è il luogo in cui provare a fare la differenza.

Come testimoniano gli ingegneri nucleari e tutti i professionisti che per anni hanno servito il settore con impegno, dedizione e convinzione.

Non è giusto lasciare aperti e irrisolti i problemi per le generazioni future,  ma Caplan ci ricorda che :”We need to leave some things for the bright young people following us to solve – because they will be smarter than we are and bring new thinking to old issues”.

Il futuro dell’energia nucleare dipende non solo dal consenso popolare, dalla necessità di risolvere il problema dei rifiuti o dal miglioramento della sicurezza; dipende anche dalla formazione di una nuova generazione di giovani appassionati che possano indicare direzioni che nessuno di noi ha immaginato.

Caplan conclude l’articolo chiedendo a chi ha meno di 40 anni di commentare il  post,  provando a descrivere cosa lo appassioni nel lavoro all’interno del settore nucleare.

Per questo con Antonio abbiamo scritto questa riflessione, appassionata.

 

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