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Intervista ad Enzo Gatta, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare

Martedì 11 ottobre 2011, l’ing. Enzo Gatta è stato intervistato da AGI-Energia su diverse tematiche riguardanti l’energia nucleare.

Quali sono, secondo lei, le principali conseguenze della bocciatura del programma nucleare italiano da parte dei cittadini?
La scelta di rinunciare al nucleare con il referendum è una scelta sicuramente dannosa nell’immediato e nel futuro, perché la strategia energetica di un paese, in particolare il mix energetico, non può essere lasciata a decisioni emotive. Peraltro è chiaro che, con quanto accaduto in Giappone, tali decisioni possano essere giuste dal punto di vista dell’uomo della strada ma non per gli addetti ai lavori. Speriamo che questo referendum non porti a un’uscita definitiva della tecnologia nucleare dal sistema italiano. Mi riferisco sia alla formazione e alla ricerca che all’industria, perché molte industrie, nonostante l’esito del referendum, continuano a essere operative sui mercati internazionali, producendo componenti per gli impianti nucleari. Come Ain siamo impegnati su questo fronte ancora di più di quanto non lo fossimo prima, in modo da far sì che il sistema Italia non perda il treno, che la mancata costruzione di nuovi impianti non possa compromettere la ricerca accademica e industriale, nell’ottica di un possibile riconsiderazione dell’opzione nucleare.

Una volta tramontata la prospettiva di un ritorno dell’Italia all’atomo, quali saranno le principali funzioni dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare ?
Mancano ancora i decreti attuativi che consentano ai membri di operare in modo non informale e di darsi un’organizzazione operativa che è assolutamente necessaria per tutta l’attività industriale della Sogin, sia per quanto riguarda il decomissining che il deposito di scorie, non solo quelle provenienti dai vecchi impianti ma anche quelle di origine medicale. Purtroppo il piano della Sogin non può partire concretamente perché manca l’arbitro previsto dalla legge per valutare l’adeguatezza degli eventuali siti. Siamo in una situazione paradossale dove da parte del governo e delle opposizioni non sembra esserci un’attenzione che è doverosa, perché si tratta di un vero organismo che non può essere visto come un centro di spesa ma deve essere operativo.

Non crede che, a prescindere dall’esito del referendum, sarebbe stato comunque molto difficile veder sorgere delle centrali nucleari sul nostro territorio, vista la ferma opposizione delle Regioni?
“E’ un dibattito che era stato di fatto attivato e mantenuto acceso anche da parte di governatori appartenenti alla maggioranza per motivi elettorali e politici. L’impianto legislativo che era stato previsto prevedeva tutta una serie di passaggi con un ruolo primario per l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Certamente si sarebbe trattato di un percorso complesso ma c’erano le premesse per poterlo gestire, per quanto non sarebbe stato semplice, attraverso un’opera di informazione sul territorio, sull’esempio dell’Inghilterra, dove è possibile ottenere un consenso una volta che si sa che le cose vengono fatte bene e l’opinione pubblica è informata in modo corretto e non demagogico.

Qual è la sua valutazione sull’abbandono dell’energia nucleare da parte della Germania?
Si tratta di una scelta che avrà conseguenze molto pesanti non solo per cittadini tedeschi ma per tutti gli europei , in primo luogo perché questa mossa comporta un ricorso da parte della Germania di maggiori importazioni di energia dall’estero, con la riduzione di un export che concorreva a mantenere i prezzi bassi sul mercato all’ingrosso europeo. Ora la Germania è fondamentalmente un importatore e c’è una maggiore domanda che comporta un aumento dei prezzi dell’energia e un maggior ricorso ai combustibili fossili. Ciò pesa sull’industria e sui clienti singoli in termini di costi dell’approvvigionamento di energia elettrica. Si tratta di un problema molto serio anche dal punto di vista della gestione della sicurezza delle reti elettriche europee perché questa inversione del flusso e la mancanza di produzione da nucleare da parte della Germania porta a uno sbilanciamento dei flussi della rete, che si trova a dover accettare in modo più distribuito la produzione da fonti rinnovabili, che non può ancora dare un apporto paragonabile all’atomo e soffre di intermittenza. Riesce difficile capire come nel lungo termine la Germania possa coprire in modo adeguato il suo fabbisogno di energia elettrica. A ciò si somma l’effetto della rinuncia allo sviluppo del parco produttivo nucleare da parte della Svizzera, che svolgeva anch’essa il ruolo di esportatore di energia elettrica.

Come commenta i primi risultati degli stress test sulle centrali nucleari europee?
Dai primi rapporti emerge un quadro abbastanza confortante. Non sono emersi bachi di sistema che possano far pensare a fermate impreviste di impianti in servizio. Per gli impianti più datati ci saranno alcuni interventi e qualche aggiustamento ma non sono emersi fenomeni o situazioni pericolose. Ciò dimostra la credibilità della tecnologia nucleare in Europa e nel mondo. Guardiamo cosa succede in Cina, con più di 27 impianti progettati e altri 12 in costruzione, in India e in Inghilterra. Non è assolutamente vero che Fukushima abbia portato ad un arresto dello sviluppo della tecnologia.

Francesco Russo
AGIEnergia

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