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Nucleare, sì del Veneto Rivolta nel centrosinistra

VENEZIA – Prima, il parere favorevole del Veneto al nucleare. Insieme con Friuli Venezia Giulia e Lombardia, uniche tre regioni in Italia. Poi, l’apertura all’energia «atomica» manifestata da Cesare Pillon, amministratore delegato di Acegas-Aps, la multiutility partecipata al 63% dai Comuni di Trieste e Padova. «Da parte nostra, sul nucleare, esiste un interesse generico – l’opinione di Pillon –. Diciamo che, se dovesse partire, sarebbe meglio farsi trovare dentro piuttosto che fuori… Stiamo parlando di un business infinito, che non possiamo lasciare al nuovo monopolio di Enel».

Insomma, a meno di due mesi dalle elezioni regionali, l’eventuale ritorno al nucleare fa discutere. «Le dichiarazioni di Pillon – secondo Michele Bortoluzzi, leader veneto dei Radicali – sono significative, soprattutto se coniugate con il voto di Veneto e Friuli a sostegno del nucleare. Pare di capire che, facendo parte di Energy Lab, concorrente dell’Enel, Acegas-Aps non possa restare fuori da questo incredibile affare… Noi Radicali – chiude Bortoluzzi – non abbiamo un approccio ideologico, ma crediamo che spendere 30 miliardi di euro per vedere il primo chilowatt nel 2020 sia uno spreco di risorse ingente, che il Paese non può permettersi». Lapidario Gianni Gallo, capogruppo del Pd in Regione: «Ora tutti sanno che, se il centrodestra tornerà a governare la Regione, il Veneto ospiterà sicuramente una centrale nucleare, con tutte le devastanti conseguenze che questa avrà per la salute delle persone e l’integrità del territorio».

Duro il commento del verde Gianfranco Bettin: «Galan e il centrodestra hanno messo il Veneto a disposizione del governo per la realizzazione di una o più centrali nucleari. Sposando così forme verticistiche ed antifederaliste». E Galan? Ecco la sua replica: «Siamo alle solite bugie demagogiche portate avanti dalle Regioni guidate dai “rossi” amici della vergognosa politica del non fare. Grazie a costoro il “no” al nucleare è costato fino ad ora più di 60 miliardi di euro all’Italia. E ribadisco: è dai tecnici che attendiamo di sapere se una centrale si può costruire qui piuttosto che altrove»

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