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Per continuare ad appellarsi alla ragione

Riproponiamo, qui di seguito, il testo de L’ Appello alla Ragione” (giugno 2011), promosso dall’associazione “Galileo 2001″.

Galileo 2001, in questi giorni,  ha presentato al Presidente Monti  una lettera firmata da 100 medici e scienziati, nella quale si  sottolinea il fatto di non avere, in Italia, “un adeguato e convincente piano nazionale di sviluppo energetico, che tenga conto della necessità di ragionare su tempi strategici affrancandosi da pregiudiziali che possano condannare precocemente progetti lungimiranti”.

L’Appello alla Ragione era stato firmato e sostenuto dai rappresentati dell’AIN.

Appello alla Ragione

Ancora una volta siamo chiamati ad un referendum abrogativo per cancellare, con modalità di dubbia comprensione, norme legislative riguardanti l’installazione in Italia di centrali nucleari.
Noi sottoscritti, provenienti da posizioni culturali, ideologiche e politiche le più diverse, siamo consapevoli della necessità, del resto ormai definita per legge dal Parlamento, di una sospensione del programma nucleare dell’attuale Governo, in vista di una accurata
e seria valutazione delle conseguenze del grave incidente occorso negli impianti nucleari di Fukushima, in Giappone, danneggiati in conseguenza di un cataclisma naturale di proporzioni gigantesche, e soprattutto di un riesame dei criteri e dei sistemi di sicurezza
degli impianti nucleari esistenti e funzionanti in tutto il mondo, capaci di fornire il 16% dell’energia elettrica mondiale e circa il 30% dell’energia elettrica europea.
Siamo altresì consapevoli che la reale entità dell’incidente nucleare giapponese, valutata razionalmente e correttamente con le sue possibili conseguenze radiologiche ambientali e sanitarie, che del resto appaiono contenute, andrà collocata nel contesto della globalità degli effetti di una immane catastrofe (un terremoto di grado 9 della scala Richter seguito da uno tsunami che ha investito il Nord-Est del Giappone con onde fino a 30 metri) che ha provocato 30 mila vittime umane (nessuna ad oggi dovuta a radiazioni provenienti dall’incidente nucleare) e danni materiali e ambientali di inaudite proporzioni dalle incalcolabili conseguenze future. Riteniamo altresì che di fronte a tali tragedie, nessuna speculazione politica, culturale, ideologica sia ammissibile nel rispetto delle proporzioni e delle valutabili conseguenze dei particolari aspetti del disastro.Ciò significa che la ragione non deve venir meno e che il legittimo diritto alla emozione e al timore di remote conseguenze non possa essere riservato esclusivamente a quelle attribuite alle emissioni radioattive che, a differenza di altre (prodotti tossici, gas inquinanti, emissioni venefiche perduranti nel tempo ecc.) sono quantitativamente misurabili e quindi prevedibili e controllabili, e debba pertanto essere contemperato da una razionale valutazione dell’effettiva consistenza dei rischi reali, e che sia corretto ed eticamente doveroso riportarlo nei limiti delle conoscenze scientifiche e tecniche che non possono essere soggette a manipolazioni di sorta. Nel caso dell’energia nucleare, nel doveroso rispetto della trasparenza dell’informazione e del corretto rapporto rischi/benefici, occorre ancora una volta ribadire la necessità di una cultura adeguata che liberi l’opinione pubblica ed i decisori politici dall’ impressione che il rischio da radiazioni sia incommensurabilmente più elevato di quanto possa essere quantitativamente espresso da dati scientifici inoppugnabili. A ciò aggiungasi la non completa e spesso distorta conoscenza della produzione e dell’uso dell’energia nucleare che, lungi dall’essere una tecnologia obsoleta, essendo invece in continua evoluzione ed espansione, è destinata sostanzialmente alla produzione di energia elettrica e costituisce allo stato attuale, l’unica fonte competitiva, su larga scala, con i combustibili fossili oltre ad essere priva, come le fonti rinnovabili, di emissioni inquinanti e di gas-serra. Nell’appellarci alla ragione, al di fuori di ogni considerazione politica di parte o di opportunistica ricerca di comodi consensi del momento, noi come cittadini operanti in campi scientifici e tecnici che ci garantiscono conoscenze sufficienti e posizioni disinteressate, richiamiamo l’attenzione sul fatto che la legittima prudenza e la giusta richiesta di corretta informazione non siano oscurate da furori emotivi fuori luogo o da ossessionanti atteggiamenti di contrapposizione che rischiano di sfociare in anacronistiche “cacce alle streghe” invocate da guru o santoni d’occasione nonché da contingenti interessi elettorali. Riteniamo pertanto che un referendum come quello indetto in merito agli impianti nucleari non abbia fondamento né tecnico né sociale e sia di dubbia interpretazione giuridica e pertanto non proponibile al voto degli elettori. Auspichiamo, in tutta serenità e consapevolezza, che, in ogni caso, esso non debba pregiudicare al nostro Paese, patria di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Mario Silvestri, Carlo Salvetti, Felice Ippolito, Paolo Fornaciari, una futura razionale strategia energetica all’altezza della sua storia e dei tempi moderni, nell’ambito della quale l’energia nucleare giochi, come è e sarà nell’evolversi necessario delle cose, un ruolo significativo e addirittura essenziale. (6 giugno 2011)

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