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Ricordare Felice Ippolito per guardare al futuro dell’Italia

AIN. Invito 9 dicembreL’Associazione Italiana Nucleare (AIN) ricorda Felice Ippolito a cento anni dalla sua nascita

Mercoledì 9 dicembre 2015, a partire dalle ore 9:30, si terrà a Roma, presso la “Sala Capranichetta” dell’Hotel Nazionale (Piazza Montecitorio n.125), un evento in ricordo di Felice Ippolito promosso dall’Associazione Italiana Nucleare, d’intesa con “La Terza Repubblica”.

Figura chiave dello sviluppo del nucleare italiano tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, Ippolito ha rappresentato un modello di riferimento per l’industria e la ricerca in Italia, una personalità decisiva per la modernizzazione del nostro Paese.

Per questo l’Associazione vuole ricordarlo a cento anni dalla sua nascita: per tenere vivo il suo esempio, con il coraggio di guardare al futuro e di credere nelle capacità umane e scientifiche di cui l’Italia dispone.

L’evento si aprirà con una tavola rotonda, moderata da Enrico Cisnetto (la Terza Repubblica), che vedrà la partecipazione di Roberto Adinolfi (Ansaldo Nucleare), Pietro Greco (RAI Radio3Scienza)  e Umberto Minopoli (Presidente dell’AIN).

Hanno assicurato la loro presenza all’iniziativa, tra gli altri, Carlo Bernardini, Fulvio Conti, Maurizio Cumo, Fabiano Fabiani, Sergio Garribba, Giovanni Lelli, Alessandro Ortis, Giovanni Paoloni, Eleonora Puntillo, Marco Ricotti, Davide Tabarelli e Franco Velonà.

Chiuderà il lavori della giornata Marco Simoni, Consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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2 Risposte to " Ricordare Felice Ippolito per guardare al futuro dell’Italia "

  1. Giuseppe Bianchi scrive:

    Su richiesta Enea ho predisposto la seguente nota

    “Cento anni dalla nascita di Felice Ippolito”
    Premessa
    Quando alcuni giorni fa il Commissario dell’Enea Federico Testa e il Vice Direttore Generale Tullio Fanelli mi hanno chiesto di fare una relazione, a nome dell’Enea, in occasione della cerimonia organizzata dall’AIN, ho accettato molto volentieri, perché per molti aspetti, la mia lunga carriera professionale all’interno dell’Enea, sin dalle sue origini (1958), si è intrecciata con la prestigiosa figura del Professore Felice Ippolito.
    Per integrare i miei ricordi personali, mi sono documentato più approfonditamente sulle molteplici attività svolte nel corso della sua vita da Felice Ippolito e mi sono reso conto che il compito che mi era stato assegnato era tutt’altro che semplice interessando un periodo molto complesso dal punto di vista scientifico, industriale ed anche politico, della nostra storia nazionale.
    Nella presente relazione cercherò quindi di essere il più completo possibile, ma al tempo stesso il più neutrale, evitando le polemiche che hanno caratterizzato l’attività di Ippolito soprattutto in relazione al suo processo che scosse l’opinione dei cittadini, oltre a quella degli scienziati, degli industriali e dei partiti politici.
    Breve biografia
    Felice Ippolito nasce a Napoli il 16 novembre 1915 e si laurea in geologia nel 1938. Durante il servizio militare nel genio aeronautico, fu impegnato nella costruzione di acquedotti per l’approvvigionamento delle truppe in Libia. Rientrato in Italia iniziò a lavorare al Centro di ricerche geominerarie dell’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI). Nel 1950 divenne Professore ordinario di geologia applicata presso la facoltà d’ingegneria dell’Università di Napoli.
    Cominciò a indirizzare i suoi studi verso l’energia nucleare quando questo settore muoveva, nel 1950, i primi passi in Italia. Avendo, come geologo, effettuato una ricerca molto approfondita sui (pochi) giacimenti di uranio in Italia, ottenne, fra l’altro, l’incarico di docente di geologia dell’uranio nel corso di specializzazione in fisica nucleare al Politecnico di Milano. Su indicazione del Professor Edoardo Amaldi fu, poi, associato come collaboratore esterno al Centro informazioni studi ed esperienze (CISE). Nel giugno 1952, con la costituzione del Comitato nazionale ricerche nucleari (CNRN), alla cui presidenza fu chiamato il prof. Francesco Giordani, già Presidente dell’IRI, Ippolito ne divenne il Segretario.
    Il CNRN nel 1960 divenne poi Comitato nazionale per l’energia nucleare (CNEN) che sotto la guida di Ippolito, Segretario Generale, perseguì l’ambizioso progetto della diversificazione delle fonti energetiche nazionali, attraverso la realizzazione di centrali nucleari a brevetto italiano.
    Quando, nel 1962, fu costituito l’Ente nazionale energia elettrica (ENEL), Ippolito entrò nel Consiglio di amministrazione ma, a causa dell’incompatibilità tra le cariche di Segretario generale del CNEN e di Consigliere di amministrazione dell’ENEL, venne sospeso dalla prima il 31 agosto e dalla seconda il 14 ott. 1963. Il 3 marzo 1964 la Procura Generale della Repubblica di Roma avviò, per irregolarità nella gestione del CNEN, un procedimento penale, che si concluse con la condanna a undici anni e quattro mesi di reclusione, pena che sarà ridotta in appello, con sentenza del 4 febbraio 1966, a cinque anni e tre mesi. Nel marzo 1968, quando ormai restavano pochi mesi da scontare, gli fu concessa la grazia dal Presidente della Repubblica Saragat, che pure anni prima aveva sollecitato l’apertura dell’inchiesta nei confronti di Ippolito.
    Successivamente confortato dalla stima e dall’appoggio di molti esponenti politici e scienziati, Ippolito tornò alla sua attività professionale (Direzione della rivista Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, Professore Ordinario di geologia presso la facoltà di scienze dell’Università di Napoli).
    Negli anni Settanta riprese a occuparsi di energia. Insieme con l’On Giorgio La Malfa. Tra le altre numerose iniziative di politica energetica, fondò la Rivista “Energia e Materie prime Nuove tecnologie” e successivamente la Rivista “Energia e Ambiente”. Sollecitato in particolare da alcuni dirigenti del Partito comunista italiano fu eletto nelle sue liste come indipendente al Parlamento europeo il 10 giugno 1979 e riconfermato il 17 giugno 1984.
    Come membro del Comitato energetico nazionale, contestò duramente la scelta italiana di abbandonare il nucleare. Per tale motivo si distaccò dal PCI e aderì quindi al Partito Repubblicano Italiano, della cui Direzione Nazionale fece parte.
    Ippolito continuò a insegnare geologia all’Università “La Sapienza” di Roma e fu anche componente del Consiglio superiore delle miniere e del Comitato tecnico idrocarburi e geotermia presso il ministero dell’Industria. Fu anche Vicepresidente del Comitato grandi rischi presso il ministero della Protezione civile e Vicepresidente della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide e Organizzatore della ricerca italiana in quel continente.
    Lo scienziato napoletano però non fu solo uno dei protagonisti della politica enegetica e in particolare del nucleare italiano, ma fu anche uno dei principali esponenti di un blocco sociale che in quegli anni ho operato per modernizzare il paese portandolo a competere, qualche volta anche con successo, nei settori di punta a scala planetaria
    Il Professor Ippolito morì a Roma il 24 apr. 1997.
    Fa parte dei miei ricordi più toccanti la partecipazione ai suoi funerali che si svolsero a Cetona (Siena) nella chiesa di S. Michele Arcangelo. Oltre alla moglie e ai figli, vi fu la partecipazione, in un clima di grane sobrietà, di una parte importante della migliore cultura italiana dell’epoca e che espresse in maniera semplice ma commossa le condoglianze a nome della Repubblica italiana.

    Ippolito e l’energia nucleare in Italia
    Il CISE
    Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il mercato dell’energia elettrica, basata quasi completamente su centrali idroelettriche, era suddiviso tra varie società private senza alcun intervento dello Stato. D’altra parte l’autarchia, che aveva caratterizzato il periodo fascista, aveva fatto perdere ogni idea di concorrenza e quindi era sostanzialmente assente ogni attività di ricerca.
    Tuttavia dopo l’interesse a livello mondiale che si determinò sul tema dello sfruttamento pacifico dell’energia nucleare, che trovò poi la conferma con la Conferenza tenutasi a Ginevra dall’8 al 20 agosto1955 ““Atomi per la pace” con la quale convenzionalmente si fa iniziare lo sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento dell’energia nucleare, e in particolare la fusione nucleare, si creò, anche nel nostro paese e nel mondo scientifico delle università, con particolare riferimento all’Università di Milano, un’attenzione e un interesse molto pronunciato.
    Da un gruppo di professori nell’ambito della cattedra di fisica superiore dell’Università di Milano a guida del prof. Giovanni Polvani e che comprendeva nomi di prestigio quali il Prof. Giuseppe Bolla interessato alle applicazioni industriali ed energetiche del nucleare, i professori Carlo Salvetti, Giorgio Salvini e Mario Silvestri, partì l’idea, pur in assenza di interesse da parte dello Stato, di attivare la ricerca sul nucleare su diretta iniziativa delle imprese. Su proposta della Edison, alla quale aderirono subito la Società nazionale Cogne e la FIAT, fu creata una società a responsabilità limitata denominata CISE (Centro informazioni studi esperienze) con l’adesione successiva di Montecatini, SADE (Società adriatica di elettricità), Pirelli, Falck e Temi. Scopo dichiarato di questa società privata, con un’espressione che denota chiaramente l’elevato livello culturale e non certo commerciale dell’iniziativa fu quello, per usare le stesse parole del Prof. Bolla, di “curare studi, laboratori, impianti e soprattutto coltivare ricercatori in vista di essere in grado di costruire, quando che sia, una pila sperimentale ad uranio a bassa potenza con tutto il corteggio di laboratori specializzati per le misure e le ricerche che una tale macchina comporta”.
    La nascita del CISE rappresenta l’inizio in Italia della ricerca sull’utilizzo energetico del nucleare, che sul piano programmatico si orientò verso un reattore alimentato a uranio naturale metallico moderato ad acqua pesante. La scelta di non considerare l’uranio arricchito significava svincolarsi dalla sua importazione in quanto il processo di arricchimento dell’uranio superava le capacità tecnologiche del sistema nazionale, che era invece in grado di approvvigionare acqua pesante.
    Dal punto di vista finanziario la situazione era alquanto precaria in quanto le risorse disponibili derivavano esclusivamente dalle sovvenzioni elargite a fondo perduto da parte delle imprese private che avevano costituito il CISE, e che raggiunsero l’ammontare di circa sessanta milioni di lire per il 1951. A questa somma era da aggiungere il controvalore delle retribuzioni di alcuni ricercatori distaccati dalle società finanziatrici presso il CISE, ma tenuti sempre a loro carico.
    Il CNRN
    Per superare questa precarietà finanziaria, si deve proprio ad Ippolito l’iniziativa di organizzare nel 1951, insieme con il Prof. Francesco Giordani, una visita del Ministro dell’Industria Pietro Campilli presso il CISE, da cui derivò l’idea di creare un Ente diverso dal CNR che si occupasse esclusivamente di ricerche nucleari applicate. Il 26 giugno 1952, su decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con i Ministri di Industria e Pubblica Istruzione fu costituito un Comitato (anche se non un Ente con personalità giuridica e stabili finanziamenti, come sperato dai propnenti): il CNRN, Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari. le cui finalità erano le ricerche in campo energetico ed in particolare in campo nucleare:
    Presidente del Comitato fu Francesco Giordani ed intorno a lui furono raccolti degli esperti qualificati in vari settori di ricerca. Sin dall’inizio, la vita del nuovo Comitato fu alquanto travagliata: da parte di alcuni il suo ruolo doveva limitarsi ad essere dispensatore di fondi a favore di Enti di ricerca, come il CISE e l’INFN, senza assumere iniziative proprie. Era soprattutto l’industria privata, preoccupata per una possibile nazionalizzazione dell’energia elettrica, che puntava ad acquistare direttamente dagli USA le centrali nucleari di potenza, senza attivare ricerche nazionali finanziate dallo Stato.
    Questo contrasto si materializzò nel 1955: il CNRN ancora sotto presidenza Giordani e vincendo le resistenze del CISE, avviò le pratiche per l’acquisto dagli USA di un reattore di ricerca, il CP-5, da installare ad Ispra,. Dall’altra parte il Presidente della Edison, ingegner Valerio, trattò direttamente con la Westinghouse la realizzazione in Italia di una centrale nucleare a Trino Vercellese, saltando così ogni non ritenuta necessaria attività di ricerca. Proprio per denunciare le gravi difficoltà del Comitato, nell’estate 1956, il Prof. Giordani lasciò la Presidenza del CNRN.
    L’Ente fu quindi rinnovato con sostanziali modifiche normative, con un decreto del presidente del Consiglio del 24 agosto 1956. Il nuovo presidente fu Basilio Focaccia, professore ordinario di elettrotecnica nell’Università di Roma, ma anche senatore democristiano, insomma una personalità politica.

    Il nuovo CNRN si riunì per la prima volta sotto la presidenza di Focaccia nei giorni 23 e 24 ottobre 1956. Fra le questioni all’ordine del giorno, oltre al funzionamento del Comitato stesso, vi erano la costituzione di una serie di Commissioni di studio, la costruzione del Centro di Ispra e le necessarie collaborazioni internazionali. All’inizio della riunione, su proposta del presidente, il Comitato all’unanimità confermò Ippolito nella carica di Segretario Generale.
    Nello stesso anno si verificarono significative novità internazionali sul tema dell’uso pacifico dell’energia nucleare. Nel febbraio 1956 si svolse a Washington una conferenza, che portò alla costituzione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e del sistema internazionale di garanzie contro la proliferazione delle armi nucleari. In ambito europeo la collaborazione si sviluppò seguendo due strade: la costituzione dell’Euratom fra i sei paesi che già aderivano alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), e dell’Agenzia europea per l’energia nucleare nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il trattato di costituzione dell’Euratom fu definitivamente elaborato nei suoi aspetti tecnici e firmato nel marzo 1957 a Roma, insieme a quello costitutivo del Mercato Comune.
    La NUCLIT
    Per l’attuazione del programma stabilito dal CNRN e cioè la realizzazione del Centro di Ispra e la costruzione del reattore di ricerca CP-5 acquistato dagli USA, non godendo ancora l’Ente di personalità giuridica, i vari atti e i trasferimenti patrimoniali del caso, furono gestiti discrezionalmente attraverso opportune società di diritto privato, create ad hoc e cioè: l’Immobiliare ISPRA e la NUCLIT SpA. Quest’ultima prese in carico buona parte del personale CISE già sul progetto e provvide all’assunzione, per chiamata diretta, di un nucleo di giovani laureati, futuri ricercatori, da dedicare alla realizzazione, sotto la guida americana, del reattore Ispra-1.
    Questa operazione mette in luce forse più di altre la forte determinazione che era la specifica più rilevante del carattere di Ippolito. Personalmente solo pochi mesi dalla mia laurea in ingegneria elettrotecnica presso il Politecnico di Milano, (feb.1958) e quando già avevo iniziato a lavorare presso la EDISON, ricevetti una telefonata, presso la camera in affitto dove abitavo, da parte di un ex Dirigente del CISE trasferito d’ufficio alla Nuclit, che senza preamboli mi chiese di far parte di un gruppo di colleghi del Politecnico per partecipare alla costruzione del Reattore Ispra 1, comunicandomi il giorno dell’inizio lavoro e il relativo stipendio che avrei ricevuto. Dopo poche settimane vestivo la tuta e giornalmente venivo trasportato in apposito pulman da Milano presso il cantiere di ISPRA. Il mio compito specifico consisteva nella taratura sperimentale dei misuratori di portata dei singoli elementi di combustibile e la progettazione e realizzazione del deposito degli elementi di combustibile spenti.
    Rispettando il ritmo scadenzato imposto da Ippolito la costruzione del reattore Ispra 1 fu realizzata in tempi record: raggiunse la sua criticità a fine marzo e fu fastosamente inaugurato dal Presidente della Repubblica Gronchi il 13 aprile 1959. Come premio per il lavoro svolto Ippolito mi fece recapitare un suo biglietto da visita in cui mi ringraziava e mi informava che nella stessa busta avrei trovato “compiegato” un piccolo assegno.
    A luglio dello stesso anno in forza degli accordi per la collocazione in Italia di un Centro Ricerche Comune Europeo, obiettivo per il quale Ippolito si era battuto, fu formalizzata la realizzazione del Centro Studi di Ispra, che fu inaugurato il 13 aprile 1959, appena in tempo per essere ceduto all’Euratom (il successivo 22 luglio).
    Il CNEN
    Conseguentemente alla chiusura del Centro italiano di ricerca nucleare a Ispra, era previsto il potenziamento del nascente Centro ricerche della Casaccia, nei pressi di Bracciano a Roma. Nonostante alcune proteste dei ricercatori, che avevano anche creato un piccolo sindacato (Associazione Ricercatori Centro di Ispra), fu deciso e, anche in questo caso senza indugi attuato, il trasferimento a Roma di un gruppo di laboratori, con i relativi dipendenti, ritenuti necessari per l’attuazione dei programmi di ricerca che avrebbero dovuto essere svolti dal nuovo Ente: CNEN Comitato Nazionale Energia Nucleare secondo il suo primo piano quinquennale (1959-1964) approvato con la legge nucleare istitutiva.
    Anche in questo caso il modo come furono trattate e risolte le rimostranze dei ricercatori trasferiti dall’oggi al domani da Ispra a Roma misero in luce il carattere deciso di Ippolito che ad una richiesta di incontro, non solo non lo concesse ma sulla lettera a lui inviata scrisse di suo pugno “chi sono e cosa vogliono” chiudendo così la vertenza!
    Il piano del CNEN prevedeva lo studio di vari tipi di reattori da progettare e sperimentare per trovare quello che più si adattava alle esigenze italiane. La precedenza fu data a due programmi il Programma Reattore Organico (PRO) ed il Programma Ciclo Uranio Torio (PCUT), che avevano l’obiettivo di favorire la nascita di una autonoma industria nucleare italiana in grado di costruire reattori e di fabbricare i combustibili.
    Sia il Programma PRO che prevedeva la progettazione e la costruzione di un reattore nucleare ad uranio arricchito refrigerato e moderato con liquido organico, sia il Programma PCUT la progettazione, costruzione ed esercizio di un impianto per il trattamento chimico degli elementi esauriti e la rifabbricazione di elementi combustibili nuovi, erano stati impostati in accordo con la Commissione atomica americana.
    Ma programmi in settori cosi avanzati per l’industria nazionale, anche a seguito di un mutato orientamento statunitense, persero la prospettiva di sviluppo e un gruppo di ricercatori chiese ad Ippolito di riorientare le ricerche sui reattori ad acqua (bollente e pressurizzata) più commerciali per il breve periodo e sui reattori a metallo liquido per il più lungo periodo. A parziale correzione delle note precedenti sul carattere alquanto brusco di Ippolito, devo segnalare che, poiché fui io stesso a chiedere, a nome dei colleghi, il riorientamento programmatico dell’Ente ero alquanto imbarazzato nell’esprimere la richiesta. Mi aspettavo una risposta secca che sottolineasse la distanza tra me e lui in materia di programmi nazionali e invece ripose serenamente e con gentilezza, dicendo che avevo ragione! Si misero quindi le premesse per lo sviluppo di ricerche strettamente connesse con la collaborazione industriale e lo sviluppo delle imprese nazionali, che avrebbero caratterizzato il futuro ruolo del CNEN.
    E’ merito comunque del Prof. Ippolito aver creato in poco tempo, nel nuovo Centro della Casaccia, un insieme di competenze scientifiche e tecnologiche di alto livello in settori diversi ma costituenti un insieme integrato. Al riguardo basta ricordare, solo a titolo di esempi: la costruzione e la messa in funzione di un reattore a piscina a potenza zero, utilizzando gli elementi di combustibile del primo nocciolo dell’ISPRA1; la realizzazione della “Critical Facility moderata a fluido organico; i reattori nucleari di ricerca Triga e Tapiro ancora funzionanti; lo sviluppo di applicazioni delle radiazioni all’agricoltura con la creazione della specie di grano “creso” che ha avuto una grande diffusione; la creazione di laboratori per il trattamento di materiali radioattivi in celle calde in piena sicurezza; l’allestimento di officine ad alta specializzazione per lavorazioni all’avanguardia della tecnica ed infine la realizzazione di strutture tecnologiche avanzate modernamente organizzate per lo svolgimento di sperimentazioni della termodinamica di vari tipi di fluidi dall’acqua al sodio; La progettazione e lo sviluppo di un robot per le manipolazioni a distanza.
    Per dare il giusto valore alle attività di ricerca tecnologica e industriale promosse ed attivate dal CNEN si deve ricordare che tali attività non si limitarono al Centro della Casaccia, ma si svilupparono in altri Centri di ricerca come quello di Frascati per lo studio della fusione nucleare; quello del Brasimone per lo sviluppo delle tecnologie relative ai reattori veloci refrigerati a sodio; il centro di Trisaia che avviò programmi di ricerca per il trattamento e il riutilizzo dei rifiuti ed infine il centro di Saluggia dove si svolgeva attività di ricerca sul riprocessamento del combustibile.
    Per quanto riguarda specificamente il Centro della Casaccia va segnalato è che l’imponente sviluppo delle specifiche attività di ricerca con forti collegamenti industriali in un settore nuovo per l’Italia come l’energia, avvenne nella completa assenza di influenze di tipo politico. In pochi anni furono assunte migliaia di operatori in assenza di qualsivoglia “segnalazione estranea”. Fu creato un ambiente omogeneo costituito da ricercatori nelle vari specializzazioni della scienza, tecnici, operai e amministrativi, selezionati esclusivamente dalle motivazione del più efficace svolgimento dei vari programmi di ricerca. Si segnala questo aspetto perché esso non durò a lungo: già negli anni 70 la situazione rientrò nella tipica normalità italiana.
    Va inoltre ricordato che all’epoca esistevano in Italia vari reattori nucleari di iniziativa industriale tra i quali la Centrale elettronucleare Latina avente un reattore a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica; la Centrale elettronucleare del Garigliano avente un reattore a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema BWR di prima generazione; la Centrale elettronucleare Enrico Fermi di Trino (VC) avente un reattore a uranio a basso arricchimento , moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua pressurizzata (PWR); la Centrale elettronucleare Caorso avente un reattore da a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema ad acqua bollente di seconda generazione modello BWR4.

    Attività politica successiva
    Dopo la creazione dell’ENEL fu decisa la partecipazione del Prof. Ippolito nel Consiglio di amministrazione, pur mantenendo la sua funzione nel CNEN. Tale decisione fu interpretata come un indirizzo politico verso la costruzione da parte dello stesso ENEL di centrali nucleari, indirizzo assolutamente non gradito da alcuni ambienti politici di cui si fece interprete per il Partito Socialdemocratico Saragat. Nacque da questa situazione il processo e la condanna di Ippolito per irregolarità nella gestione dello stesso CNEN processo che l’opinione pubblica più accreditata considerò assolutamente al limite dell’incredibile. A dimostrazione di tale affermazione è opportuno ricordare che il 14 novembre 1964 fu organizzata a Roma, al Ridotto del teatro Eliseo, una manifestazione in sostegno di Ippolito alla quale aderirono pressocché tutti i fisici italiani e una quantità incredibile di personaggi della cultura e della società civile. Durante questa manifestazione il professor Amaldi (tra i più grandi fisici nucleari del mondo e padre della fisica italiana postbellica), attaccò duramente Saragat (e le manovre politiche che si potevano intravedere dietro il suo operato) e difese puntualmente la politica seguita da Ippolito nel Cnen. In particolare Amaldi ebbe a dire che: “le affermazioni di Saragat (secondo cui la costruzione di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica era assimilabile alla costruzione di una segheria con l’intento di produrre segatura) avevano meritato a questo eminente personaggio un solido posto, in Europa, nel mondo della barzelletta”.
    Con il processo cessò comunque il ruolo diretto di Ippolito sulle attività di ricerca italiana nel settore dell’energia. Non cessò peraltro la sua importante influenza sulla politica energetica nazionale, anzi il suo ruolo non fu trascurabile. In particolare ebbe peso nella decisione assunta dal Governo alla fine degli anni 70 di realizzare in Italia due centrali nucleari una ad acqua bollente su licenza della General Electric e una ad acqua pressurizzata su licenza Wesinghouse. Il Governo peraltro impose che la costruzione di tali centrali e di tutti i suoi componenti fosse effettuata da industrie italiane, le quali dovevano dimostrare preventivamente per ragioni di sicurezza la piena ed assoluta affidabilità di tali componenti. Affinchè le imprese scelte dall’Enel, committente delle centrali, fossero in grado di adempiere a tale compito, sotto il controllo della DISP (Autorità per La Sicurezza Nucleare), il Governo affidò al CNEN il ruolo di sostenere le imprese, attraverso programmi mirati di ricerca industriale e sostenuti dalle collegate risorse finanziarie. Nacque così il programma di Promozione industriale delle imprese italiane , fortemente sostenuto da Ippolito in quanto nella sostanza rappresentava la pratica attuazione del programma da lui concepito agli inizi degli anni 60. Questo programma ebbe un notevole impatto sullo sviluppo industriale nazionale e avrebbe portato alla realizzazione della centrale di Montalto di Castro quasi ultimata quando a seguito dell’incidente di Chernobyl e al successivo referendum, l’Italia pose fine al nucleare.
    In occasione di un meeting organizzato dal Partito repubblicano per presentare il nuovo Piano energetico italiano, dopo l’abbandono della scelta nucleare, il prof. Ippolito, accompagnato dal prof Carlo Bernardini, non mancò di esprimere la sue critiche al nuovo indirizzo italiano in tema di politica energetica, ma tenendo conto della sua ineluttabilità si limitò ad esprimere la sua profonda amarezza.

    Giuseppe Bianchi

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