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“Sogin, opportunità per l’Italia”. L’articolo del presidente Minopoli pubblicato oggi su “L’Unità”

Minop1La Sogin e’ un’opportunità per il Paese.

Sarebbe un errore se si comunicasse una immagine distorta del decommissioning nucleare. Che può rappresentare, invece, una possibilità di sviluppo: per gli investimenti previsti ( circa 4 miliardi tra smantellamenti e costruzione del deposito nazionale dei rifiuti ) e per la palestra che questo può rappresentare per le nostre aziende e per la stessa Sogin all’estero.

E’ bene sulla Sogin, data la emotività sui temi nucleari, evitare informazioni poco accurate. O che ingenerino preoccupazioni infondate. Esiste un rischio nucleare importante oggi negli impianti Sogin? Spesso si leggono affermazioni, al riguardo, esagerate ed allarmistiche che disorientano i lettori. In un impianto nucleare il massimo incidente prevedibile e’ la dispersione di radioattività originata da sorgenti significative di energia interna all’impianto.

E’ bene sapere che, negli 8 impianti nucleari italiani gestiti da Sogin, tali sorgenti non esistono piu': il combustibile esausto delle vecchie centrali ( la sorgente principale di energia interna) e’ stato portato via, all’estero, per essere riprocessato; la maggior parte dei rifiuti a più alta attività, presenti negli impianti, sono stati ormai inertizzati. Cioe': immobilizzati e condizionati in matrici e barriere che non possono piu’, tecnicamente, causare alcuna dispersione. Certo ancora resta da fare. ma il rischio e’, veramente, limitato e circoscritto. Attenzione poi a descrivere la Sogin come un occupificio. Il compito di Sogin non e’ solo lo smantellamento. E’ la gestione in sicurezza degli impianti a lei affidati. Che e’, per legge, diversa da quella di qualunque altro impianto industriale o energetico. Implica procedure, regole e attivita’ enormemente superiori ad ogni altro impianto in dismissione. Al punto che, pochi sanno, degli 800 addetti Sogin, ben 550 sono obbligati per legge a far parte del personale dell’azienda.

Infine: facciamo attenzione anche alla polemica sui ritardi dello smantellamento. Soprattutto per essere precisi e concreti su quello che occorre fare per accelerare i tempi. I tempi del decommissioning nucleare sono, per natura, molto rallentati. Per motivi che sono altrettanti obblighi di legge: ogni attività e’ sottoposta ad un preventivo iter autorizzativo non breve; nessuna attività di smantellamento può iniziare se l’impianto non e’ privo del combustibile e con i rifiuti resi inerti; lo smantellamento richiede la preventiva realizzazione di attività logistiche e di infrastrutture ( depositi locali, impianti di taglio, stazioni di decontaminazione ecc). Solo negli ultimi due anni la Sogin ha acquisito, dall’autorità di regolazione, le istanze autorizzative di disattivazione e ha potuto completare il trasferimento all’estero del combustibile. Detto tutto questo, il ritardo c’e’. E va recuperato. Oggi si parla del 2035 per terminare il decommissioning. Doveva essere il 2020. Sarebbe ragionavole che il Governo ponesse ai futuri amministratori di Sogin la richiesta di un aggiornato piano temporale di interventi, dimprogrammazione e progressione degli investimenti che definisca una data credibile di completamento del decommissioning. Inoltre, oltre a normalizzare la governance della società, alla Sogin andrebbe fornito un atto di indirizzo (come fu nel 2001 ) strategico cui debbano ispirarsi i nuovi amministratori di Sogin.

Per gli operatori industriali le problematiche meritorie di indirizzo sono tre. Primo: una riorganizzazione di Sogin in cui le attività industriali, la progettazione ed esecuzione degli smantellamenti, siano distinte da quelle di stazione appaltante. E gestite in partenariato con l’industria del settore, come avviene in altri paesi europei. Secondo: introdurre una qualifica nucleare per il decommissioning che garantisca la competenza dell’industria che fa il decommissioning e consenta alle aziende italiane di competere con i players stranieri nelle gare internazionali. Terzo: avviare la Agenzia per la sicurrezza nucleare e adeguare gli iter autorizzativi in direzione di una maggiore snellezza e dimuna concentrazione sugli aspetti della sicurezza.

UMBERTO MINOPOLI
Presidente Associazione Italiana Nucleare

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