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Studio giapponese: nonostante Fukushima, il nucleare conviene ancora

 

In Giappone la produzione di energia elettrica mediante centrali nucleari, anche tenendo conto della compensazione delle ricadute economiche negative relative all’incidente di Fukushima, continua ad essere meno costosa rispetto all’utilizzo di combustibili fossili.
Questo è quanto emerge da uno studio, realizzato dall’ Istituto di Energia Economica del Giappone (IEEJ), i cui risultati sono stati resi noti il 2 settembre dal sito World Nuclear News, e che ha sviluppato un modello di analisi comparata dei costi di produzione di energia elettrica da diverse fonti.
Secondo l’analisi, negli ultimi cinque anni il costo di generazione di energia per via nucleare è rimasto stabile a circa 7,00 ¥ (€ 0,06) per chilowattora (kWh).
Tuttavia, anche prendendo in considerazione un’ indennità fino a 10.000 miliardi di ¥ (oltre 92 miliardi di €) per perdite o danni derivanti dall’ incidente alle centrali di Fukushima, il costo di produzione di energia elettrica con reattori nucleari aumenterebbe solo di qualche centesimo, arrivando a 8,50 ¥ (0,078 €) per kWh.
Sempre negli ultimi cinque anni, rileva l’ Istituto, il costo di produzione di energia elettrica da combustibili fossili  si assestato in media su ¥ 10,20 (0,093 €) per kWh, mentre i costi da fonti energetiche rinnovabili (principalmente geotermica) su una media di 8,90 ¥ (0,08 €).
Lo studio rileva inoltre la volatilità, a differenza del nucleare, del costo di generazione elettrica da combustibili fossili che, per un paese importatore come il Giappone, varia ampiamente – nel periodo considerato – da 9 ¥ a ¥ 12 (da 0,08 a 0,011 €), a causa delle fluttuazioni dei prezzi del carburante sui mercati internazionali.
Scarsamente dotato di risorse naturali proprie, il Giappone è dipendente dalle importazioni per circa l’ 84% del suo fabbisogno di energia primaria e trae dai suoi circa 50 reattori nucleari oltre il 30% dell’elettricità.
Proprio in quest’ottica, un significativo incremento nell’uso di energia nucleare – fino a più del 50% nel 2030 – era stato proposto nell’ambito del piano energetico nazionale giapponese, sulla base di una stima dei costi di produzione realizzata nel 2004.
A quel tempo, il costo di generazione nucleare era stimato a ¥ 5,30 (0,048 €) per kWh, di gran lunga il mezzo più economico per generare energia elettrica, contro i  ¥ 10,70 (0,098 €) del petrolio, i ¥ 5,70 (0,052 €) del carbone, i ¥ 6,20 (0,057 €) del gas e gli ¥ 11,90 ( 0,1 €) dell’idroelettrica.
Nonostante la titubanza dell’ ex Primo Ministro Naoto Kan, che successivamente al disastro di Fukushima aveva espresso la sua personale idea su un futuro del Giappone senza nucleare, sembra che il suo successore e attuale Primo Ministro Yoshihiko Noda abbia mostrato già agli albori del suo mandato maggiore lucidità e senso pratico.
Invocando la regolazione indipendente del settore e auspicando una diversificazione di approvvigionamento energetico che bilanci il nucleare con altre fonti, non ha perso di vista la questione della competitività delle risorse, supportando il riavvio dei reattori tuttora fermi – 42 su 54  –  in Giappone.

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