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Una sfida energetica

L'analisi di uno scienziatoDiversificazione delle fonti energetiche e dei fornitori: questi concetti sono le basi della gestione energetica per ogni paese avanzato, ma non per l’Italia. Infatti dipendiamo per oltre il 75% dagli idrocarburi, pesantemente condizionati dal mercato e dalla benevolenza dei fornitori. Il risultato è pesante: paghiamo l’energia dal 30 al 50% piu’ cara dei nostri competitori piombando le ali della nostra industria. In queste condizioni ogni successo commerciale richiama il miracolo, la benevolenza del Padreterno. Eppure capimmo subito l’importanza del nucleare negli anni 50′ ; l’Italia era il primo produttore mondiale di elettricità da questa fonte. Ma troppi interessi erano stati toccati; uno scandalo costruito ad arte mandò in galera Ippolito, l’artefice del successo, e fini’ ogni nostra velleità nucleare. Ottusamente si azzoppò anche l’industria nazionale, e ancora se ne pagano le conseguenze. Ma questa è storia passata, non serve recriminare; chiediamoci piuttosto a che punto siamo oggi e cosa ci riserva il domani? La situazione non è rosea, gli ostacoli sono molti, e l’ignavia e l’imbecillità umana ci mettono del loro. Andiamo con ordine. Per quanto favorevoli si sia verso le rinnovabili, un paese ha bisogno di energia in maniera continua: le infrastrutture, i servizi, gli ospedali devono funzionare 24 ore al giorno senza interruzione.

Sono necessarie fonti che non dipendano dall’aleatorità delle condizioni meteo: percio’ fonti fossili e nucleare finché non si realizzerà la fusione controllata, replicando sulla Terra i processi che danno energia al sole da miliardi di anni. Vent’anni è il tempo che si stima per arrivare ai primi test per uno sfruttamento entro il secolo. Il ricorso al nucleare aiuta a ridurre il peso dei condizionamenti politici e di mercato propri dall’uso degli idrocarburi; l’uranio è geograficamente piu’ distribuito e in mano a paesi di democrazia affidabile. Le critiche si sono immediatamente levate da quelle stesse aree che castrarono il paese ai tempi del disastro di Chernobyl. Allora la reazione emotiva fu determinante nelle scelte dei cittadini ma non si andò a fondo sulle cause dell’accaduto. Oggi tutti sanno che il disastro derivò dall’azione combinata di due fattori: tecnici incoscienti che vollero testare il reattore oltre i suoi limiti tecnici; la tecnologia sovietica della sicurezza che era molto inferiore a quella europea. Le macchine di terza generazione, alla cui costruzione partecipa l’Italia, rappresentano quanto di più sicuro ci sia sul mercato con costi del kilowattora competititvi rispetto alle altre fonti. Anche i problemi di gestione e stoccaggio delle scorie si stanno avviando a soluzioni sicure e affidabili nel tempo; in piu’ le centrali nucleari non producono gas serra come quelle alimentate da fonti fossili. Le fonti rinnovabili, per loro natura, non assicurano continuità e possono svolgere solo un ruolo integrativo rispetto a quelle di base. Ma nemmeno in questo caso da noi la situazione è semplice grazie agli interventi illuminati del burocrate di turno. Da tempo è in atto un blocco nella realizzazione degli impianti, in particolare quelli eolici, perché alterano visivamente l’ambiente degrandandolo, come spesso afferma il Ministero dei Beni Culturali nelle sue articolazioni territoriali. Perché privarsi del potere di interdizione quando ciò consente di mostrare che si esiste? Così persino i progetti di impianti off-shore, operativi dappertutto nel mondo, sono bloccati con motivazioni surreali anche dove la natura si è accanita rendendo l’ambiente particolarmente infelice.

Torri, alte cento metri piantate in mare a vari kilometri dalla costa e che nemmeno un falco potrebbe a distinguere chiaramente, diventano strutture che deturpano la bellezza del sito; tutto si blocca e il paese ne paga le conseguenze. La lista dei casi pietosi è lunga: ad esempio siamo gli ultimi in Europa nell’uso dei rifiuti per produrre energia: ne sfruttiamo solo il 14% contro valori dal 30 al 60% nei paesi civili. E si assiste allo scempio delle strade di Napoli e Palermo, per ora. In realtà manca un atto fondamentale che il Governo dovrà compiere al più presto: definire un Piano Energetico Nazionale che stabilisca una pianificazione certa delle fonti, ne assicuri la realizzazione in tempi brevi difendendo le scelte dall’assalto della burocrazia ottusa, dagli appetiti delle cordate politiche e dalle infiltrazioni malavitose: programma ambizioso parafrasando de Gaulle! Qualcosa si è già fatto ma molto resta da fare. Facciamolo, nell’interesse del paese oggi e per le generazioni di domani.

 

Ezio Bussoletti

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