Ridurre drasticamente le emissioni? Impossibile senza il nucleare

Di Umberto Minopoli, Presidente dell’AIN

L’origine, per me, non antropica del riscaldamento, non significa non decarbonizzare (ci sono tanti motivi per farlo).

Piuttosto agli ambientalisti va opposto il fallimento delle loro politiche no-carbon. Fatte di divieti, tasse, limiti e punizioni.

Sostituire i fossili con le rinnovabili si è dimostrata una bufala: in 30 anni le rinnovabili sono state incentivate e sono cresciute moltissimo. E, tuttavia, le emissioni carbonifere non si sono mai abbassate. E l’uso di energia da fossili nemmeno.

Le energie rinnovabili sono utili e da utilizzare, ma non sono sostitutive delle energie fossili. Per ragioni (fisiche, di intermittenza della fornitura, di necessità del back up, di esigenza delle reti elettriche, etc…) che si conoscono benissimo, ma che gli ambientalisti ignorano. O fanno finta di ignorare.

Nell’impossibilità materiale di sostituire i fossili con le rinnovabili, l’ideologia ambientalista è giunta ad una posizione punitiva, reazionaria e medievale per ridurre le emissioni carbonifere: limitare i consumi di energia elettrica. Aberrante.

L’alternativa ai fossili c’è. Solo una fonte energetica è veramente sostitutiva delle fonti carbonifere. Ed è una fonte di energia continua, sicura e a bassi costi di esercizio: l’energia nucleare. E molti cominciano a capirlo.

Insomma, la tecnologia nucleare è la più universalmente e democraticamente distribuita. Ed è la più sicura (per numeri e conseguenze di incidenti) rispetto a ogni altra tecnologia: carbone, gas e anche rinnovabili. Nessun incidente nucleare – dei soli tre verificatesi in 70 anni – è dovuto alla tecnologia.

Eccezion fatta, ma solo in parte minima, per Chernobyl (in quel caso però la tecnologia disponibile non era di certo quella, modernissima e ultrasicura, delle attuali centrali russe, ma quella antica e superata dell’Rbmk).

Il nucleare costa per due motivi: investe moltissimo in sicurezza (in modo persino eccessivo) per le campagne di propaganda contraria che ha subito. E per il fatto che, a differenza di tutte le altre fonti di energia (gas e carbone compresi), non gode di incentivi e facilitazioni governative e di promozione.

L’Italia è il Paese di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi e Felice Ippolito. E’ il Paese della fisica nucleare, del Cern e della cultura nucleare più radicata. L’Italia e’ stata il terzo Paese nucleare al mondo fino agli anni ’70. Abbiamo costruito e gestito 4 centrali nucleari e in tutte le filiere tecnologiche presenti all’epoca. Chi si nasconde dietro l’alibi della “incapacità italiana” a gestire il nucleare, non sa di cosa parla

Per ridurre le emissioni entro il 2030, dovranno essere previsti 100 GW aggiuntivi di nuovo nucleare. Come calcola il FORATOM.

Sarebbero 50 nuovi impianti da 2 GW ciascuno. Impossibile? No, se si pensa che i nuovi impianti in costruzione sono già 31.

Solo in Italia si crede alla bufala che il nucleare sia stato cancellato.

E’ vivo. Per fortuna.

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